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Titolo:
La memoria di Babel
Titolo
originale: La mémoire de Babel
Genere:
fantasy
Editore:
E/O
Anno:
2019
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Live
reaction alla fine di Babel:
Non
so se la mia sia un’unpopular opinion, ma tant’è: per me La memoria di
Babel è il più debole dei tre libri che abbiamo letto finora. Classico riempitivo
che serve solo a rallentare l’intreccio in attesa del gran finale. Ti perdono,
Christelle, però m’aspettavo di meglio da te.
Attenzione: con questo non voglio dire che il terzo volume sia un libro da buttare
via.
Come
al solito la Dabos è una maestra nel costruire ambientazioni che sono del tutto
bislacche ma anche ricche di suggestioni e trovate interessanti; l’arca di
Babel non fa eccezione, anzi è delineata in maniera vividissima e ha tutto un
sottotesto e dei riferimenti che la pongono anche un gradino più in alto
rispetto ad Anima e a Polo.
Innanzitutto Babel è una società fatta di leggi
rigidissime che le impongono di essere “il migliore dei mondi possibili”
(citazione di Leibniz, strike one); ma sotto sotto in realtà si rivela peggiore
degli altri, in una sorta di parodia à la Candido di Voltaire che svela
progressivamente tutta l’ipocrisia che cova sotto le apparenze. Ricordiamo
anche che la torre di Babele è quella che cade perché gli uomini, che volevano
arrivare fino al cielo, vengono puniti da Dio per la loro arroganza; e a Babel
si va cercando il libro che “permetterebbe a chi lo conosce di diventare pari
di Dio”. CIOE’ – tutte le allegorie e i riferimenti biblici dell’Attraversaspecchi
mi fanno venire un orgasmo culturale.
Senza
fare spoiler, ho trovato molto interessante anche la figura di E.D., insieme
a tutto il bagaglio che si porta dietro. Peccato però che questo sia l’unico
elemento utile nella progressione della trama della saga; nonostante ci siano
molte allusioni a Dio, agli Spiriti di Famiglia e in generale all’origine della
Lacerazione e delle Arche, purtroppo la sensazione costante è che questi
argomenti - assolutamente centrali nell’Attraversaspecchi – siano stati
messi in pausa, e che le poche informazioni che ci vengono date servano più da
fake-out per tirare una serie di tiri mancini al lettore (sento quasi la risata
malefica della Dabos: “ah ah, pensavate che volessi rivelarvi delle cose serie
INVECE NO DOVETE ASPETTARE L’ULTIMO LIBRO”).
Per
il resto tutto molto inutile nel quadro generale della serie, e soprattutto ripetitivo.
Ofelia isolata e bullizzata da tutti che deve scoprire un mondo nuovo mentre
finge di essere qualcun altro è la copia sputata di Fidanzati dell’inverno;
il mistero delle persone che una dopo l’altro hanno degli ‘incidenti’ è un
retelling degli Scomparsi di Chiardiluna. Se il punto forte della Dabos
è sempre stato l’originalità , qui – ad esclusione dell’ambientazione babelica
super on point - tutta la trama è composta da deja-vu.
Il
risultato è che la prima metà del libro risulta poco ispirata e noiosetta, e
nella seconda inizia una serie rocambolesca di eventi a catena che onestamente dopo
un po’ mi hanno fatto perdere il filo. Anche qui, siamo abituati alle robe
assurde ma fighe nei libri della Dabos, però in questo caso si è lasciata
prendere un po’ la mano, dimenticando a tratti persino la logica: a un certo
punto Ofelia entra in un inceneritore perché pensa che un libro possa essere
stato conservato lì (WTF); ma poi qualcuno mi può rispiegare la figura dello
spazzino e perché ce ne dovrebbe fregare qualcosa?
Purtroppo
ho trovato anche i personaggi un pochino spenti (e soprattutto fisicamente
ASSENTI per la maggior parte del libro). Ofelia (complici tutti i deja-vu) sembra
regredita al primo volume; Thorn è sempre il solito, ma ancora non si è chiarito
nulla sulle sue vere motivazioni; tutti gli altri purtroppo si sono visti solo
a sprazzi nei capitoli della piccola Vittoria (che per me sono stati un
highlight). I personaggi secondari nebulosi come sempre, solo che
mentre nei primi due libri la caratterizzazione un po’ sfumata aveva uno scopo
nella narrazione, qui invece non ha funzionato altrettanto bene.
Insomma,
comme ci comme ça. Non apprezzo molto questi volumi ‘filler’ perché non
credo che ce ne sia davvero bisogno; in ogni caso continuo ad avere molta
fiducia nella Dabos, e ad apprezzare la sua immaginazione e gli indizi che semina. Mi auguro che il gran finale ci dia tutte le risposte che
aspettiamo.
★★★☆☆







