Degna conclusione di una duologia bella… ma non perfetta.
In Crooked Kingdom si ritrovano gli stessi lati positivi e gli stessi problemi che già c’erano in Six of Crows, con qualche aggiunta (alcune felici ed altre meno).
Da un lato, i personaggi continuano ad essere meravigliosi e ricchi di sfaccettature, senza eccezioni, e l’introduzione del punto di vista di Wylan (di cui personalmente avevo sentito la mancanza nel primo volume) è un valore aggiunto. E non solo l’autrice ha messo una grande cura nelle caratterizzazioni – stavolta senza perdersi in troppi flashback, che in SoC avevano finito per rallentare la storia -, ma anche nella costruzione dei rapporti tra i personaggi: oltre alle bellissime ship, sono degni di nota anche i rapporti complessi come quello tra Kaz e Jesper o gli sviluppi di amicizie come quella tra Inej e Nina.
Tra i pro restano poi il world-building (il Grishaverse è pieno di suggestioni evocative e cura nei dettagli) e lo stile della Bardugo, che riesce ad essere descrittiva senza diventare noiosa, emozionante senza scadere nel melodrammatico (e devo ammettere che cammina su un filo molto sottile, ma in qualche modo riesce a cavarsela quasi sempre).
Ahimè, però, ci sono anche dei problemi abbastanza evidenti, che purtroppo mi impediscono di andare oltre le quattro stelle:
1) La trama debole. La successione di episodi incentrata sulla vendetta di Kaz e sull’arricchimento dei Dregs non pone le basi per una trama solida; il filo conduttore è labile, troppo, e spesso perde completamente di consistenza (in certi punti io mi sono annoiata e quasi ho iniziato a dimenticare il punto della situazione); senza contare il fatto che alcune ramificazioni che avevano il potenziale per trascinare la storia, vengono lasciate a prendere polvere sullo sfondo – penso soprattutto al tema del razzismo contro i Grisha;
2) I plot twist buttati lì per mero effetto di shock, per chiudere il sipario col botto senza però alcuna coerenza col percorso dei personaggi né con la progressione della storia;




