Gli scomparsi di Chiardiluna di Christelle Dabos

by - agosto 30, 2019

Sulla gelida arca del Polo, dove Ofelia è stata sbattuta dalle Decane perché sposi suo malgrado il nobile Thorn, il caldo è soffocante. Ma è soltanto una delle illusioni provocate dalla casta dominante dell’arca, i Miraggi, in grado di produrre giungle sospese in aria, mari sconfinati all’interno di palazzi e vestiti di farfalle svolazzanti. A Città-cielo, capitale del Polo, Ofelia viene presentata al sire Faruk, il gigantesco spirito di famiglia bianco come la neve e completamente privo di memoria, che spera nelle doti di lettrice di Ofelia per svelare i misteri contenuti nel Libro, un documento enigmatico che nei secoli ha causato la pazzia o la morte degli incauti che si sono cimentati a decifrarlo.


Titolo: Gli scomparsi di Chiardiluna
Originale: Les disparus de Clairdelune
Genere: fantasy
Editore: E/O
Anno: 2019


Questo sequel conferma l’opinione positiva che m’ero fatta del primo libro e anche di più. Mistero, romance, azione, mitologia e tematiche interessanti, svolte mai scontate… non manca davvero nulla.
L’intreccio non dà un attimo di respiro, si fa forza sui diversi misteri della trama (in primis le sparizioni, e poi i frammenti che spezzano la narrazione) e ti trascina senza difficoltà fino allo sprint finale, un centinaio di pagine che non si risparmiano in niente, dalle emozioni ai colpi di scena – per quanto improbabili possano essere.

Perché è proprio questa la cosa migliore dell’Attraversaspecchi: è un paradosso. L’universo e la storia sono ben costruiti, e man mano diventa evidente che la Dabos stia seminando indizi che fanno parte di un piano più grande; però al tempo stesso è tutto folle, e anche se succedono cose al limite dell’assurdo, il lettore ha già accettato i termini fin dalla prima riga: l’assurdo è parte integrante di questa saga. Ecco, se all’improvviso Ofelia si svegliasse e urlasse SCHERZONE, i primi due libri erano solo un sogno!, io non sarei sorpresa e lo accetterei pure. Siamo a quel livello lì.

Questa struttura narrativa investe anche l’intero cast: fatta eccezione per Ofelia, i personaggi sono sviluppati quel giusto che basta a non sembrare delle macchiette, però lasciano sempre quel pizzico di dubbio, di nebulosità, per cui il lettore non è mai sicuro al cento per cento di potersi fidare di loro; ed ecco allora che anche il giallo si fa più intrigante, perché il colpevole potrebbe essere chiunque, e quando la verità viene fuori ti sorprende ma in realtà neanche tanto.

L’unico personaggio di cui possiamo fidarci senza paura è Ofelia, ed è una protagonista a cui io voglio tanto bene. Dopo gli avvenimenti di Fidanzati dell’inverno, Ofelia ha decisamente acquistato un po’ di sicurezza in più, però senza mai arrivare a snaturarsi; è sempre intelligente, fedele ai suoi principi morali, remissiva quanto desiderosa di indipendenza (questo è l’aspetto che preferisco, perché per quanto possa sembrare contraddittorio in realtà è un tratto caratteriale che io e lei abbiamo in comune). È anche tremendamente fredda e diffidente, ma possiamo darle torto in un contesto del genere?

In questo libro mi sono affezionata anche a Thorn. Mi è sembrato un po’ più vicino rispetto a Fidanzati, anche se i contorni sono ancora un po’ sfumati e le sue motivazioni non del tutto chiare; lo stesso vale per tutti gli altri (Archibald, Berenilde, Ildegarda): non si può dire che siano personaggi estremamente approfonditi o a tutto tondo, ma sono convinta che la loro nebulosità sia voluta; è come se l’autrice volesse farci affezionare a loro, lasciando però sempre un margine di dubbio sui loro veri scopi e sulla loro vera natura (e ci riesce molto bene).

L’unico personaggio su cui sono un po’ restia è Faruk; lo trovo a tratti eccessivamente caricaturale, e non ho ben capito che cosa la Dabos intenda trasmetterci nei suoi riguardi. Dovremmo provare empatia per lui? Pietà, addirittura? Posso capire che sia una vittima di Dio, ma onestamente non mi bevo la storiella che sia una vittima della sua corte; Faruk è uno schifoso tiranno che vive come un pascià, circondato da cortigiane/prostitute e giocandosi a dadi la giustizia e i destini dei suoi sudditi. Non ho ancora capito perché dovrei empatizzare con lui.

Gli aspetti più interessanti della storia comunque restano il tema della divinità e la mitologia degli spiriti di famiglia. In questo libro ci vengono date molte nuove informazioni (la guerra, la Lacerazione, la figura di Dio) ma resta forte il desiderio di saperne di più e di capire dove la Dabos voglia andare a parare; un tema del genere non può non avere un significato forte nascosto dietro: ma è un messaggio contro la religione in generale? Anti-cristiano? Per ora non mi sbilancio con le teorie, ma aspetto con ansia il terzo volume.


★★★★

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