L'orso e l'usignolo di Katherine Arden
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Titolo: L’orso e l’usignolo
Originale: The bear and the nightingale
Genere: fantasy
Editore: Fanucci
Anno: 2019
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Katherine
Arden ci regala un retelling della fiaba popolare russa di Vasilisa la Bella,
una storia ambientata nella fredda tundra e popolata di demoni, spiriti
benevoli e superstizioni.
E
dico ‘ci regala’ perché è davvero un bellissimo racconto: gli elementi del
folklore russo si intrecciano con temi complessi come il conflitto tra
paganesimo e cristianesimo e una spietata critica al fanatismo religioso,
mettendo le basi per un fantasy che, oltre che suggestivo, è anche molto
originale per chi (come me) è completamente a digiuno di mitologia e tradizioni
russe.
La
narrazione procede spedita (a volte pure troppo), con uno stile semplice e un
tono favolistico che però - al contrario di ciò che accade nelle fiabe - non
escludono i pensieri e l’introspezione psicologica, e permettono di costruire
mattone dopo mattone una meravigliosa multidimensionalità nei personaggi.
E infatti – inizialmente - i personaggi li ho amati tutti: ho provato empatia per Anna Ivanovna, la matrigna di Vasja, che ha lo stesso terribile dono della figliastra ma non sa come affrontarlo; ho voluto bene a Vasja (che è forte e non ha paura, ma spesso piange, si arrende, vuole tornare indietro… insomma, è umana); ho apprezzato moltissimo il conflitto interiore di
Il problema è che, purtroppo, secondo me verso la fine la complessità dei
personaggi (proprio ciò che mi ha spinto ad amarli) va scemando a favore
di trama.
In
breve, penso che l’autrice abbia deciso di allontanarsi dagli aspetti più
‘maturi’ della storia per rinchiudersi nei classici schemi della fiaba (eroi
vs. cattivi, bene contro il male): un vicolo cieco, in pratica, che mi fa
temere moltissimo per i prossimi due volumi della trilogia. L’entrata in scena
del demone dell'inverno, Morozko (con l’hint di romance annesso) non fa che aumentare i miei timori,
perché si tratta di un personaggio/stereotipo che secondo me ha davvero poco di
interessante da dire, se escludiamo cose già sentite e risentite; non so se si
è capito, ma a me interessano i personaggi umani, non le divinità
super-potenti e perfette il cui unico conflitto può essere la solitudine
dell’immortalità (evviva l’originalità).
Altra
piccola criticità è il rallentamento della storia nella parte centrale del
romanzo; a un certo punto non si può fare a meno di notare le ripetizioni di
scene molto simili tra loro (sogni continui, duecento scene con i cavalli), e
soprattutto la presenza di episodi poco utili (sia alla trama sia allo sviluppo
dei personaggi) che potevano essere tranquillamente sfoltiti, se non omessi.
Nonostante
queste problematiche, “L’orso e l’usignolo” rimane un’ottima lettura, ed è
evidente che dietro ci sia uno studio e una conoscenza approfondita della
mitologia russa e delle fiabe di Vasilisa; l’autrice riesce a farci immergere
in un mondo lontano senza alcuna difficoltà, e mostra di avere tutte le
capacità di scrittura per terminare questa saga nel migliore dei modi. Spero
tanto di ricredermi sulle mie paure per i seguiti.
★★★★☆



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