L'orso e l'usignolo di Katherine Arden

by - agosto 20, 2019

In uno sperduto villaggio ai confini della tundra russa, l’inverno dura la maggior parte dell’anno e i cumuli di neve crescono più alti delle case. Ma a Vasilisa e ai suoi fratelli Kolja e Alëša tutto questo piace, perché adorano stare riuniti accanto al fuoco ascoltando le fiabe della balia Dunja. Vasja ama soprattutto la storia del re dell’inverno, il demone dagli occhi blu che tutti temono ma che a lei non fa alcuna paura. Vasilisa, infatti, non è una bambina come le altre, può “vedere” e comunicare con gli spiriti della casa e della natura. Il suo, però, è un dono pericoloso che si guarda bene dal rivelare, finché la sua matrigna e un prete da poco giunto nel villaggio, proibendo i culti tradizionali, compromettono gli equilibri dell’intera comunità.

Titolo: L’orso e l’usignolo
Originale: The bear and the nightingale
Genere: fantasy
Editore: Fanucci
Anno: 2019


Katherine Arden ci regala un retelling della fiaba popolare russa di Vasilisa la Bella, una storia ambientata nella fredda tundra e popolata di demoni, spiriti benevoli e superstizioni.

E dico ‘ci regala’ perché è davvero un bellissimo racconto: gli elementi del folklore russo si intrecciano con temi complessi come il conflitto tra paganesimo e cristianesimo e una spietata critica al fanatismo religioso, mettendo le basi per un fantasy che, oltre che suggestivo, è anche molto originale per chi (come me) è completamente a digiuno di mitologia e tradizioni russe. 

La narrazione procede spedita (a volte pure troppo), con uno stile semplice e un tono favolistico che però - al contrario di ciò che accade nelle fiabe - non escludono i pensieri e l’introspezione psicologica, e permettono di costruire mattone dopo mattone una meravigliosa multidimensionalità nei personaggi.

E infatti – inizialmente - i personaggi li ho amati tutti: ho provato empatia per Anna Ivanovna, la matrigna di Vasja, che ha lo stesso terribile dono della figliastra ma non sa come affrontarlo; ho voluto bene a Vasja (che è forte e non ha paura, ma spesso piange, si arrende, vuole tornare indietro… insomma, è umana); ho apprezzato moltissimo il conflitto interiore di Frollo ehm, Konstantin, un prete diviso tra la fede e l'egoismo; ho amato la piccola Irina e il suo rapporto con Vasja (nonostante i continui tentativi della matrigna di metterle l’una contro l’altra).

Il problema è che, purtroppo, secondo me verso la fine la complessità dei personaggi (proprio ciò che mi ha spinto ad amarli) va scemando a favore di trama. 




In breve, penso che l’autrice abbia deciso di allontanarsi dagli aspetti più ‘maturi’ della storia per rinchiudersi nei classici schemi della fiaba (eroi vs. cattivi, bene contro il male): un vicolo cieco, in pratica, che mi fa temere moltissimo per i prossimi due volumi della trilogia. L’entrata in scena del demone dell'inverno, Morozko (con l’hint di romance annesso) non fa che aumentare i miei timori, perché si tratta di un personaggio/stereotipo che secondo me ha davvero poco di interessante da dire, se escludiamo cose già sentite e risentite; non so se si è capito, ma a me interessano i personaggi umani, non le divinità super-potenti e perfette il cui unico conflitto può essere la solitudine dell’immortalità (evviva l’originalità).  

Altra piccola criticità è il rallentamento della storia nella parte centrale del romanzo; a un certo punto non si può fare a meno di notare le ripetizioni di scene molto simili tra loro (sogni continui, duecento scene con i cavalli), e soprattutto la presenza di episodi poco utili (sia alla trama sia allo sviluppo dei personaggi) che potevano essere tranquillamente sfoltiti, se non omessi.

Nonostante queste problematiche, “L’orso e l’usignolo” rimane un’ottima lettura, ed è evidente che dietro ci sia uno studio e una conoscenza approfondita della mitologia russa e delle fiabe di Vasilisa; l’autrice riesce a farci immergere in un mondo lontano senza alcuna difficoltà, e mostra di avere tutte le capacità di scrittura per terminare questa saga nel migliore dei modi. Spero tanto di ricredermi sulle mie paure per i seguiti.


★★★★☆

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