Ruin and Rising di Leigh Bardugo
The capital has fallen.The Darkling rules Ravka from his shadow throne. Now the nation's fate rests with a broken Sun Summoner, a disgraced tracker, and the shattered remnants of a once-great magical army.Deep in an ancient network of tunnels and caverns, a weakened Alina must submit to the dubious protection of the Apparat and the zealots who worship her as a Saint. Yet her plans lie elsewhere, with the hunt for the elusive firebird and the hope that an outlaw prince still survives.
Confermo le 4 stelline date agli altri due volumi.
Bellissimi i paralleli tra l’inizio e la fine della saga, ma quello che ho apprezzato di più alla chiusura del sipario è stato il percorso dei personaggi. Alina è un’ottima protagonista, nonostante tutto; Mal finalmente riesce ad acquistare un “senso” non solo in relazione ad Alina, ma anche nel quadro complessivo del Grishaverse. E lode alla costruzione del villain: ad essere onesta io non ho sentito il fascino del Darkling quanto la maggior parte dei lettori (ho passato tutti e tre i volumi ad augurargli una morte dolorosa), ma è innegabile che la Bardugo sia riuscita a dargli una tridimensionalità che non sempre troviamo nei cattivi degli YA; il Darkling può cercare disperatamente una connessione a livello umano, e al tempo stesso mettere un collare addosso ad Alina – cosa agghiacciante - per avere il controllo su di lei; può torturare Genya, mutilare la sua stessa madre, e comunque risparmiare dei bambini. L’autrice gli ha dato un lato “umano” senza però romanticizzarlo, e soprattutto senza togliere né giustificare il fatto che alla fine dei conti il Darkling resti un sadico assetato di potere.
In effetti, l’altro grande merito di Leigh Bardugo è la sua onestà narrativa. Trovo che l’autrice sia molto consapevole della realtà dei suoi personaggi, e delle motivazioni che li guidano; e quest’onestà non fa sconti a nessuno – né ad Alina, che viene scandagliata psicologicamente dalla prima all’ultima pagina, né a tutti i suoi love interest: l’autrice non tenta mai di “vendere” l’interesse del Darkling per lei, o quello di Nikolaj, come amori reali, ma lascia sempre almeno intravedere i loro “motivi ulteriori” (quando non sono enunciati in maniera esplicita). Questa è l’unica cosa che mi ha fatto sopportare tutti i “triangoli” e il teen drama di questa saga – perché altrimenti sarebbero stati davvero indigeribili.
Bonus: mi sembra che in questo volume ci sia stato anche uno sforzo di riabilitare i personaggi femminili. Bellissima la scena di Genya contro il Darkling; e persino Zoya (trattata in modo indegno nel primo libro) viene “risollevata” e un pochino approfondita.
Quindi, insomma, la direzione è quella giusta. Ho già ordinato la duologia di Six of Crows – e mi aspetto davvero, davvero tanto. Se la base è questa, la Bardugo non può che migliorare.
★★★★☆


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