The City of Brass di S.A. Chakraborty

by - dicembre 22, 2019

Nahri has never believed in magic. Certainly, she has power; on the streets of 18th century Cairo, she’s a con woman of unsurpassed talent. But she knows better than anyone that the trade she uses to get by—palm readings, zars, healings—are all tricks, sleights of hand, learned skills; a means to the delightful end of swindling Ottoman nobles.
But when Nahri accidentally summons an equally sly, darkly mysterious djinn warrior to her side during one of her cons, she’s forced to accept that the magical world she thought only existed in childhood stories is real. For the warrior tells her a new tale: across hot, windswept sands teeming with creatures of fire, and rivers where the mythical marid sleep; past ruins of once-magnificent human metropolises, and mountains where the circling hawks are not what they seem, lies Daevabad, the legendary city of brass, a city to which Nahri is irrevocably bound.


Titolo: The City of Brass
Genere: fantasy
Editore: Harper Voyager
Anno: 2017


★★★
(3,5 / 5)


Di buono The City of Brass ha che non cade nella solita trappola dei primi volumi delle saghe: non è un libro puramente introduttivo, non perde tempo in spiegoni e non manca nemmeno d’azione. Io però l’ho trovato comunque lento - e soprattutto confusionario - fino alle ultime 50 pagine  o giù di lì.

La trama è pure buona: non ha un granché di originale (se togliamo l’ambientazione orientaleggiante e i riferimenti alla religione musulmana) ma il word-building e il sistema magico sono ben studiati, e qua e là viene pure infilata qualche svolta interessante – l’epilogo, ad esempio, mi ha sorpresa e mi è piaciuto molto.

Però ci sono due grandi problemi: il primo è che, sebbene ci sia una cura evidente dietro la trama, l’autrice non si dà gran pena di farla capire anche a noi, di spiegare in modo chiaro il mondo, le razze e le vicende politiche; in compenso si lancia in una scarica di infodump da capogiro, sommergendoci di aneddoti ed elementi diversi descritti con una gran faciloneria. Introduce con disinvoltura i nomi di tantissime creature, storie di famiglie e del passato della città, senza però fare mai un riepilogo o curarsi di essere un po’ più esaustiva per il povero lettore – o almeno la povera sottoscritta – che di tutta questa roba non ne sa una mazza e non può che ritrovarsi disorientato.



Non a caso è stato inserito un glossario finale molto accurato ma, per quanto mi riguarda, mentre leggo un libro non ho tanta voglia di interrompere la lettura 300 volte per andarmi a cercare le definizioni e tentare di capirci qualcosa

E si riscontrano le stesse debolezze nella rappresentazione: quella LGBT, quella della religione musulmana… sono presenti ma rimangono molto superficiali.

Insomma, è un problema di stile: so che la regola generale della narrativa è “show, don’t tell”, ma qui un po’ più di tell non avrebbe fatto male; c’è pochissima chiarezza e in ultimo è la confusione a farla da padrona.




Il secondo problema pure è stilistico, ma riguarda la trama e i personaggi. La storia parte da premesse abbastanza buone ma poi va a incastrarsi nei soliti vicoli ciechi degli stereotipi e delle trame banali (cioè triangolo amoroso, davvero? Ma ormai non sono datati?).

I personaggi sono pochi e monocorde: Nahri è quasi completamente piatta, Dara un mezzo cliché. L’unico che salvo è Ali ma il suo potenziale non è sviluppato al meglio; ha tutte le caratteristiche per essere un ottimo personaggio grigio (un po’ come Dara) ma questi aspetti sono tristemente lasciati in disparte, perché l’autrice sembra determinata a dipingere Ali come il BuonoTM e Dara come il KattivoTM (ah, so che The City of Brass è pubblicizzato come fantasy per adulti, ma in realtà è uno Young Adult che se la tira).




D’altronde questo libro mi è parso più guidato dal plot, che dai personaggi: ci sono svolte scritte apposta per portare la trama a un determinato punto (anche se sono stupide o tirate fuori dal cappello, tipo IL MARID, chi deve capire capisca), le relazioni sono sviluppate in modo affrettato (Ali e Nahri a un certo punto diventano amici dal nulla visto che l’autrice non ritiene necessario descrivere i loro primi incontri e lo sviluppo della relazione, e giudica meglio liquidare tutto in due righe. Nonostante il loro rapporto debba evidentemente diventare uno dei nodi centrali della saga. IO BOH.)




Insomma, nonostante oggettivamente non sia un brutto libro, per il mio personalissimo gradimento ultra-soggettivo posso dare al massimo 3 stelle. C’è stato qualche momento in cui mi ha preso ma per l’80% del tempo l’ho trovato proprio tanto noioso. Aggiungo mezza stellina di incoraggiamento, augurandomi che nei seguiti il potenziale della storia e dei personaggi venga sviluppato meglio (ripeto, il finale mi ha dato molta speranza).

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