It di Stephen King (+ Meta #1: In difesa di Beverly Marsh)

by - dicembre 03, 2019

In una ridente e sonnolenta cittadina americana, un gruppo di ragazzini, esplorando per gioco le fogne, risveglia da un sonno primordiale una creatura informe e mostruosa: It. E quando, molti anni dopo, It ricomincia a chiedere il suo tributo di sangue, gli stessi ragazzini, ormai adulti, abbandonano famiglia e lavoro per tornare a combatterla. E l'incubo ricomincia...


Titolo: It
Genere: horror
Editore: Sperling & Kupfer
Anno: 2017 (prima pubblicazione: 1986)



★★★


⚠️ ATTENZIONE: SPOILER ⚠️


It è il mio primo approccio all’opera di Stephen King e non mi ha per niente delusa. La storia è inquietante al punto giusto; c’è qualche passaggio bello disturbante – più che altro gli episodi di violenza umana - ma mai nulla di talmente horror da infastidire il lettore non appassionato del genere (come la sottoscritta).

La trama cattura fin dal primo istante, e le mille e passa pagine scorrono che è un piacere; sono gestite benissimo anche le digressioni e l’alternarsi di passato e presente, in modo che l’intreccio non ne venga mai eccessivamente rallentato. 

Unico fattore che ho trovato un po’ monotono è la suddivisione dei punti di vista: ci sono dei passaggi in cui a ogni personaggio deve succedere la stessa cosa (tipo vedere It per la prima volta, poi vedere Pennywise il clown etc.) quindi, per quanto gli episodi siano raccontati bene e ci sia sempre qualche variazione, comunque lo schema resta lo stesso e non si riesce ad evitare una certa nota di ripetitività. 

Ma qui sto solo facendo le pulci; non c’è niente da criticare né nella trama, né nella fantastica ambientazione, e neanche (secondo me) nella svolta onirica e quasi ‘mistica’ verso la fine, visto che era stata anticipata più e più volte.

L’unica cosa che mi ha davvero disturbata, invece, è il trattamento dei personaggi femminili.

E qui parte il pippone.



META #1: In difesa di Beverly Marsh (e delle donne) in It


Per quanto mi riguarda, i personaggi femminili di It non sono scritti bene – o meglio, sono scritti in maniera abbastanza sessista.

Tanto per cominciare, le donne della storia si contano sulle dita di una mano. L’unica protagonista è Beverly; tutte le altre sono non solo poche e marginali, ma anche trattate a pesci in faccia:

la madre e la moglie di Eddie sono delle macchiette, dipinte in luce a dir poco negativa, come le classiche matrone ipocondriache e iperprotettive che il lettore deve guardare con disprezzo o al massimo con divertimento;

Audra (la moglie di Bill) e Kay (l’amica di Beverly) compaiono in scena soltanto per essere fisicamente massacrate, in passaggi che potevano essere evitati senza che la storia ne perdesse alcunché (mi riferisco soprattutto al pestaggio di Kay: a che serviva descriverlo in maniera così grafica, dopo che abbiamo già assistito più e più volte alle violenze subite da Beverly? Sappiamo benissimo che Tom è un mostro, non serviva un reminder). Ringrazio il cielo che alla fine Audra si sia ripresa dal suo stato vegetativo, perché altrimenti avrei davvero iniziato a pensare che Stephen King odiasse le donne.

Ma veniamo alla protagonista, Beverly Marsh.





Beverly è l’unica ragazza in un gruppo di amici maschi, e fin qui ci può stare – negli anni Cinquanta, e all’età di undici anni, non mi aspetto che i ragazzini abbiano molte amicizie del sesso opposto.

Il problema è la disparità fra il trattamento narrativo di Beverly e quello degli altri protagonisti.

È vero, Beverly ha un suo punto di vista come ce l’hanno i ragazzi, ma l’impressione generale è che la sua voce si senta pochissimo rispetto a quella dei maschi; sicuramente questo è anche da imputare a una pura questione di numeri (1 protagonista femmina avrà per forza meno capitoli rispetto a quelli di 5 protagonisti maschi messi insieme); ma la conseguenza inevitabile è che, ogni volta che si parla di Beverly, di solito se ne parla da una prospettiva maschile; e già questo non è l’ideale.

E infatti: come si parla di Beverly?

In primo luogo, non si perde mai occasione di menzionare il suo aspetto fisico: la bellezza, i capelli, il seno, la caviglia. Capisco che i ragazzini di undici anni siano in piena pubertà e abbiano gli ormoni a palla, ma è mai possibile che tutti e cinque parlino costantemente di Beverly in questi termini? E oltretutto anche quando sono adulti e sposati?

Quando poi non si menziona in modo esplicito il corpo di Beverly, la narrazione trova lo stesso il modo di collocarla in un contesto sessuale. I bulli della scuola la chiamano “t**a” di continuo; Pennywise il clown, pure; idem per il marito, che in aggiunta la violenta e la picchia; si fanno allusioni continue sul suo rapporto col padre (passi la sindrome di Stoccolma di Beverly, che la porta poi a scegliersi per marito un uomo che le ricorda il padre - quello è più che comprensibile; ma viene anche implicato che gli atteggiamenti violenti dell'uomo siano una specie di reazione subliminale a una sua attrazione nei confronti della figlia, I mean).



Persino in scene random si va sempre a parare sul sesso: un esempio è il passaggio in cui Beverly incappa nei bulli che si masturbano nel bosco ed è costretta a nascondersi e a guardarli; oppure l’adulterio tra Bill e Beverly, quando si rincontrano da adulti (mi chiedo: era davvero necessario da un punto di vista narrativo, visto che poi Beverly sarebbe finita con Ben? E comunque perché farla finire con Ben in the first place, se lei è sempre stata innamorata di Bill sia da bambina sia da adulta? Solo perché le donne non sono autorizzate ad avere una propria volontà o una propria indipendenza, a quanto pare.) 

Se ci si va a riflettere, le scene in cui Beverly non è associata a sesso/amore/violenza-con-sottotesto-sessuale sono davvero pochissime: mi vengono in mente quelle, stupende, in cui Beverly si rifiuta di farsi escludere dal gruppo perché è una femmina, e in cui salva la vita a tutti con la sua mira perfetta;  o quella in cui Beverly insegna a Richie a giocare con lo yoyo – ma mentre si congratula per la sua bravura lui pensa pure a quanto è bella, perché boh, gli ormoni a palla non si spengono mai.

Insomma, queste tre-quattro scene non cancellano il restante 80% del libro.

Che dire poi della famosa scena-scandalo dell’orgia tra undicenni? Quella per me è stata l’apice del discomfort. Per carità, è una scena che ha una precisa funzione nella trama, e c’è un’intervista in cui King spiega anche il suo valore metaforico (come ponte di passaggio dall’infanzia all’età adulta)… ma davvero questo ponte non poteva essere fatto in qualche altro modo?

Soprattutto perché il rapporto fisico di Beverly con tutti i ragazzi serve a rinsaldare il potere dell'amicizia del gruppo… perciò quello che questa scena implica, volente o nolente, è che per dimostrare che una donna ama un suo amico, deve andarci a letto.

Insomma, nonostante nel complesso non abbia una cattiva caratterizzazione, secondo me il modo in cui Beverly viene trattata narrativamente in questo libro - in quanto personaggio femminile - è molto poco rispettoso. 

Posso accettare (con una certa riluttanza) le scene di violenza gratuita, perché anche i maschi se la passano male in It. Facciamo passare anche la scena dell’orgia in nome della metafora.

Ma per il resto, le donne non vanno scritti come oggetti sessuali, né come esseri che esistono solo in funzione dell’ammmmore. Per citare il trailer del nuovo adattamento di Piccole donne:



Beverly ha una forza e una personalità invidiabili, perché non se ne parla quasi mai? Perché si parla sempre e solo della sua bellezza, oppure di chi la ama e di chi ama lei? Perché questo invece non succede coi personaggi maschili? Perché, dopo aver scelto di mettere da parte il sentimento per un uomo sposato (altra scelta che le fa onore), Beverly non è autorizzata a restare da sola ma deve essere subito accoppiata di nuovo out of nowhere?

I personaggi maschili e femminili vanno scritti allo stesso modo 2k19.   

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